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LE RICETTE TROPPO FACILI

di MAGDI ALLAM dal Corriere della Sera del 16 Giugno


Caro ministro Amato, credo che la maggioranza degli italiani condivida la scelta di modificare la legge sulla cittadinanza sulla base del principio egualitario dello ius soli, superando il vincolo ereditario dello ius sanguinis. Accordare automaticamente tale diritto a chiunque nasca in Italia o vi abbia soggiornato per un certo numero di anni, sarebbe contrario, però, all' interesse nazionale. L' esperienza recente dei Paesi europei che ci hanno preceduto sul piano dell' immigrazione, conferma quanto sia stato deleterio immaginare che si diventasse nuovi cittadini con il semplice rilascio del passaporto. Soprattutto, ed è questa la principale lezione che si trae dal sostanziale fallimento dei modelli multiculturalista e assimilazionista, la cittadinanza non può essere oggetto di mercanteggiamento, concepita come la sommatoria o il compromesso tra le istanze degli autoctoni e degli immigrati. Seppur tardivamente, si è compreso che uno Stato sovrano ha il diritto di affermare il primato delle proprie leggi, dei propri valori e della propria identità nazionale, e gli immigrati hanno il dovere di conformarvisi. L' Italia è bene che faccia tesoro degli errori dei nostri vicini di casa che ospitano immigrati che hanno acquisito la cittadinanza da tre o quattro generazioni e che, tuttavia, soffrono di una crisi di identità. Pensate che il 70% dei turchi e dei marocchini residenti in Olanda si sposa esclusivamente con un partner scelto dalla famiglia nel proprio villaggio d' origine, perpetuando la realtà di un ghetto etnico-confessionale trapiantato in un contesto percepito con diffidenza se non con vera ostilità. Ricordiamoci che gli attentati del 7 luglio a Londra sono stati opera di quattro terroristi suicidi con cittadinanza britannica. E che all' indomani ben l' 88% dei musulmani con cittadinanza britannica confessò di non considerarsi prioritariamente britannico, bensì islamico, e che il 40% chiese l' applicazione della sharia, la legge islamica. Così come non possiamo far finta che centinaia di terroristi islamici con cittadinanze europee sono andati a combattere la loro Jihad, guerra santa, in Afghanistan, Balcani, Iraq e che alcune decine si sono fatti esplodere in Israele e in Iraq. Ebbene non illudiamoci di essere un' isola felice. In Italia ci sono tutti gli ingredienti, dalla crisi identitaria degli immigrati all' attività del radicalismo islamico. Non attendiamo che si manifesti in modo nefasto la punta dell' iceberg per prendere atto dell' esistenza dell' iceberg. Non lasciamoci intrappolare dall' ideologismo velleitario di chi vorrebbe imporre in modo acritico e decontestualizzato lo ius soli. Ovunque in Europa, e anche negli Stati Uniti, si tende a varare delle politiche sempre più selettive sul piano dell' accoglienza degli immigrati, più rigorose sul piano dell' integrazione e della cittadinanza. Andare controcorrente non sarebbe una svolta riformatrice o rivoluzionaria, bensì una deliberata e preannunciata politica lesiva dell' interesse degli italiani. Teniamo presente che in Francia e in Olanda la cittadinanza viene concessa soltanto ai figli con almeno un genitore francese o olandese. Che in Gran Bretagna è necessario che un genitore abbia quantomeno un permesso di residenza illimitato. Che in Germania e in Danimarca si pone la condizione che il neonato rinunci alla cittadinanza d' origine dei genitori. Ma soprattutto questi Paesi hanno introdotto dei test sia per l' ingresso quali immigrati sia per l' acquisizione della cittadinanza. La condizione per poterli superare è una conoscenza adeguata della lingua e della cultura, nonché la condivisione dei valori fondanti della società. E in Italia? Noi non chiediamo assolutamente nulla. Ci affanniamo a voler concedere il più possibile all' insegna del buonismo e dell' ideologismo terzomondista. E permettiamo che siano addirittura gli integralisti islamici dell' Ucoii a dettarci le regole di come dovremmo concepire la cittadinanza e il futuro modello sociale dell' Italia. Mi spiace ministro Amato: fatta salva la bontà delle intenzioni, sulla cittadinanza lei è partito con il piede sbagliato

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