Il museo della Geotermia di Larderello, aperto tutto l’anno a ingresso gratuito (Capodanno, pasqua e natale esclusi), illustra i vari aspetti legati ai fenomeni geotermici. La visita prevede, oltre alle sale del museo, la sala plastici e il lagone coperto; per i gruppi, su prenotazione, è inoltre possibile visitare un soffione e una centrale geotermica.
Nella seconda metà del '700, in seguito alla scoperta dell’acido boracico nei lagoni volterrani ad opera del chimico Uberto Francesco Hoefer, direttore delle spezierie granducali, iniziarono i primi tentativi di sfruttamento economico.
Nel 1818 Francesco Giacomo Larderel, un commerciante di origine francese, impiantò presso Montecerboli il primo nucleo industriale per la produzione del borace e in pochi decenni l’industria boracifera, grazie alle continue innovazioni tecniche, divenne un modello d’avanguardia nel panorama industriale e tecnologico toscano. Fu così che nel 1846 il Granduca Leopoldo II di Lorena, per rendere omaggio al fondatore dell’industria boracifera, dette ad un abitato della zona il nome Larderello. Altre fabbriche furono costruite a Lustignano, Serrazzano, Monterotondo, Castel Nuovo, Sasso e Lago.
Attualmente i soffioni sono utilizzati nel settore dell’energia geotermoelettrica. Il primo storico esperimento di produzione geotermolettrica risale al 4 luglio 1904, quando con un motore a pistoni azionato da vapore ottenuto in uno scambiatore di calore, alimentato da un pozzo di vapore di Larderello e collegato ad una dinamo di 10 kw, furono accese cinque lampadine di pochi watts ciascuna, che permisero tuttavia di verificare la possibilità di produrre energia mediante fluidi geotermici.
Nel 1913 si ebbe l’installazione della prima centrale geotermica del mondo.
La collezione si compone di reperti storici, databili da metà '800 a metà '900, legati allo sfruttamento delle sorgenti boracifere. Comprende campioni di minerali e rocce, macchinari per la perforazione, strumenti e macchinari delle centrali elettriche, apparati scientifici vari, compresa la strumentazione della vecchia farmacia di Larderello. Della collezione fanno parte inoltre plastici relativi allo sviluppo dell’area di Larderello, ai metodi di estrazione dell’acido borico, alle attività di perforazione e di produzione di energia elettrica. |