Il Gioco del Ponte è una manifestazione
storico rievocativa che si articola in due momenti distinti
ma altrettanto significativi: il Corteo Storico sui Lungarni e la Battaglia, ambientata sul Ponte di Mezzo, ove le squadre
dei quartieri appartenenti alle due fazioni cittadine rivali
danno prova della rispettiva potenza fisica.
La manifestazione si svolge l'ultima domenica del mese di
giugno e lo scontro avviene con un "carrello"
scorrevole su rotaia, sul quale viene esercitata la spinta
dei combattenti. Vince la squadra che riesce a spingere carrello ed avversari all’estremità opposta della rotaia di scorrimento.
Le squadre sono composte ognuna da 20 combattenti di notevole
stazza e divise in Tramontana, con le rispettive Magistrature
(S. Maria, S. Francesco, S.Michele, Mattaccini, Calci e Satiri)
e in Mezzogiorno (S. Antonio, S. Martino, S. Marco, Leoni,
Dragoni e Delfini). Prevale la Parte (Tramontana o Mezzogiorno)
che si aggiudica più vittorie parziali. In caso di parità
(tre vittorie parziali per parte) fino al 1996 si procedeva
ad uno scontro decisivo fra due selezioni dei migliori combattenti
dei due schieramenti. Dall’edizione del 1997 è stato riconosciuto
il risultato di parità, abolendo così lo spareggio.
Alcune fonti
fanno risalire le origini del Gioco all’antichità classica.
Data l'incertezza di tali ipotesi si ritiene che derivi dalla
trasformazione locale del Gioco del Mazzascudo, che dal XI
al XIII secolo veniva giocato come una battaglia simulata
nell’antica piazza degli Anziani, oggi Piazza dei Cavalieri. Il Mazzascudo si effettuava tra singoli giocatori, equipaggiati
con corazze, mazze e scudi. Nel giorno finale gli scontri
individuali lasciavano posto ad una battaglia generale con
i combattenti suddivisi in due schiere del "Gallo" e della
"Gazza".
Il Mazzascudo termina nel 1406 quando Pisa, conquistata
dai fiorentini, perde la sua libertà. Dopo una lunga interruzione
il Gioco riprende, per volontà di Cosimo I granduca mediceo,
nel 1568: il luogo scenico diventa il Ponte di Mezzo, si costituiscono
le squadre delle due parti, Mezzogiorno e Tramontana, il combattimento
si svolge in un unico giorno. I protagonisti della lotta,
basata sullo scontro fisico diretto, erano equipaggiati con
armatura, elmetto detto "morione" e targone, una sorta di
scudo in legno di tiglio o di pioppo lungo oltre un metro
e pesante più di due chili e mezzo, con le estremità arrotondate,
adoperato alquanto impropriamente anche come arma d’offesa.
La
violenza della lotta ha costituito una caratteristica costante
di questi scontri. Il desiderio di autonomia dalla dominazione
fiorentina, e l’esasperarsi dell’agonismo sul Ponte, resero
il Gioco poco gradito a Pietro Leopoldo, tanto che, dopo l’edizione
del 1785, non concesse più il permesso di effettuare la Battaglia,
che conoscerà così un periodo di interruzione fino al 1807,
unica edizione nel XIX secolo.
Dopo un’altra interruzione
di quasi 130 anni, il Gioco rivive nell’era moderna, nel 1935,
con le stesse modalità delle edizioni storiche. Nel dopoguerra,
per evitare lo scontro diretto, fu ideato un mezzo meccanico,
appunto il "carrello" scorrevole su rotaia, sul quale viene
esercitata la spinta dei combattenti.
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